Complessità e competenze nell’era digitale

UniBgn

Il PROFESSOR R. PINTO DELL'UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI BERGAMO PARTECIPERÀ COME MODERATORE ALL'EVENTO GRATUITO  ORGANIZZATO DA LOGISTICA EFFICIENTE A MILANO IL 27/06/2018

Il termine “Industria 4.0” evoca scenari in cui la tecnologia gioca un ruolo predominante, se non totalitario: per diverso tempo, il termine Industria 4.0 è stato quasi esclusivamente associato all’innovazione tecnologica sul fronte della digitalizzazione ad ampio spettro dei processi manifatturieri. Tali tecnologie costituiscono l’abilitatore della convergenza tra il mondo “reale”, “fisico” della produzione con il mondo “virtuale” delle informazioni e della digitalizzazione dei processi manifatturieri.

Al di là della specifica accezione manifatturiera del temine Industria 4.0, è chiaro come, cambiando il modo di produrre, cambi anche il mondo della logistica e, più in generale, della supply chain. Se da una parte la logistica deve adattarsi alle esigenze della “fabbrica digitale”, dove flessibilità, personalizzazione ed efficienza rappresentano importanti parole chiave, dall’altra parte la logistica può beneficiare delle tecnologie abilitanti Industria 4.0 quali automazione, realtà aumentata, cloud computing e analytics al fine di migliorare processi e risultati.

La quarta rivoluzione industriale sta evidentemente trasformando il contesto manifatturiero e le value chain globali ad una velocità e a un grado di profondità senza precedenti. L’automazione “minaccia” di far scomparire diverse tipologie di lavoro, ma allo stesso tempo si creano nuove figure professionali legate alle nuove tecnologie e più in ampio, all’interno dell’intero ecosistema produttivo e distributivo reso possibile dalle nuove tecnologie stesse.

Molte aziende hanno investito negli ultimi due anni puntando all’introduzione di nuove tecnologie (spesso sotto forma di macchinari “connessi” o sensorizzati), focalizzandosi però in questo modo solo su un aspetto del complesso tema Industria 4.0. La tecnologia di per sé non è sufficiente: sono necessarie competenze e capacità in grado di governare al meglio la tecnologia e la sua introduzione, in modo da risultate efficace. Occorre investire quindi anche sull’uomo, come riconosciuto anche dal Piano Nazionale Industria 4.0 che nella sua seconda fase è diventato Piano Nazionale Impresa 4.0.

In estrema sintesi, possiamo osservare che:

  • L’effetto dell’evoluzione tecnologica può manifestarsi in due direzioni opposte: da una parte, alcune tecnologie permettono di supportare l’operatore finanche sopperendo alle sue carenze, sia in termini fisici (ad esempio, robot collaborativi o esoscheletri in grado di fornire forza fisica all’operatore) che concettuali (ad esempio, sistemi di supporto alle decisioni). Queste tecnologie permettono virtualmente a chiunque di poter effettuare attività complesse con poco training, e sono quindi ritenute avere un effetto deskilling, ossia di depotenziamento delle competenze e delle capacità richiesta agli operatori. Ma dall’altra parte, esistono molte tecnologie che, viceversa, richiedono competenze nuove: basti pensare alle tecnologie legate all’analisi dei dati. Si parla in questo caso di tecnologie upskilling.
  • L’introduzione della tecnologia semplifica (o perlomeno, mira a semplificare) i processi e le attività attraverso l’automazione delle azioni e delle decisioni routinarie. Allo stesso tempo, però, il modello 4.0 di “fabbrica digitale e connessa” implica una complessità potenziale maggiore. Infatti, se per sistema complesso intendiamo un sistema composto da un gran numero di parti interconnesse che esibisce nel suo insieme una o più proprietà che non sono evidenti dalle proprietà delle singole parti, è chiaro come questa definizione sia adatta a descrivere un ambiente manifatturiero in cui macchinari autonomi interagiscono tra loro scambiando dati e decisioni. I sistemi complessi sono spesso non-deterministici, ossia il cui risultato non può essere determinato a priori in modo completo ed esatto. Questa complessità va prima di tutto compresa e successivamente gestita, e per fare questo sono necessarie capacità e competenze adatte.
  • Nuovi lavori e mansioni sono resi possibili dall’evoluzione tecnologica, lavori che si discostano significativamente da quelli esistenti oggi. Come osservato in un articolo apparso su Sloan MIT Management Review, per esempio, nel campo dell’intelligenza artificiale, saranno necessarie figure in grado di addestrare i sistemi intelligenti (soprattutto nei campi in cui tali sistemi sono pensati per interfacciarsi con l’uomo) in modo da renderli adatti a certe mansioni, così come saranno necessarie figure in grado di colmare il divario tra tecnologi e manager. I cosiddetti Explainers contribuiranno a fare chiarezza mettendo in contatto il mondo tecnologico fatto di algoritmi (spesso oscuri ai manager) con il mondo del business fatto di decisioni. Le aziende che implementano sistemi avanzati di intelligenza artificiale avranno bisogno di figure in grado di spiegare il funzionamento interno di complessi algoritmi a professionisti non tecnici, affinché questi ultimi possano valutare e accettare i risultati forniti dai sistemi intelligenti.
  • Oltre alla nascita di nuove figure professionali, il nuovo ecosistema produttivo e distributivo abilitato e reso concreto dalle tecnologie 4.0 richiede un set di competenze in parte diverso rispetto a quello comunemente richiesto oggi alle persone, a parità di ruolo e figura professionale. Al di là delle competenze tecniche, in genere codificate e consolidate e pertanto facilmente comunicabili e trasferibili, assumono sempre maggiore importanza le competenze personali, spesso indicate come soft-skill, più difficili da codificare e trasferire con i tradizionali mezzi didattici. A titolo di esempio, la figura seguente riporta in sintesi l’evoluzione dell’insieme di competenze richieste nel mondo della rivoluzione 4.0.

innovazione unibergamo corpo1 2018

In conclusione, il consolidamento del modello Industria 4.0, attraverso l’enfasi sugli aspetti tecnologici, può avere un impatto molto più ampio che non il mero rinnovo degli asset industriali. Un impatto che coinvolge l’azienda a 360 gradi, dagli aspetti tecnologici a quelli gestionali e organizzativi. Una rivoluzione industriale (la quarta) che forse più delle precedenti pone ancora una volta le aziende di fronte alla sfida di governare e valorizzare il proprio capitale umano.

Milano, 27/06/2018

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